Oggi facciamo un salto indietro nel tempo, tra Medioevo e Rinascimento, per scoprire i segreti dei metalli preziosi in pittura.

Nel passato, i metalli dominanti sulle tele e sugli affreschi erano essenzialmente due: oro e argento.
L’oro, in particolare, veniva impiegato sotto forma di polvere per donare una luce impareggiabile, oppure in lamine sottilissime, le celebri “foglie”.

La creazione di queste foglie era un lavoro di pura maestria artigianale: i “battiloro” partivano dalle monete (che contenevano l’oro più puro) e sfruttavano l’incredibile malleabilità di questo elemento. L’oro veniva inserito tra fogli di carta o pergamena e battuto ripetutamente. Era possibile ottenere lamine così sottili da risultare letteralmente trasparenti! L’argento, dal canto suo, veniva usato prevalentemente in polvere per impreziosire i manoscritti miniati.

Il problema del costo e la soluzione della Chimica

Fin qui tutto magnifico, ma c’era un enorme problema pratico: l’oro costava tantissimo.
Per realizzare opere sfarzose senza prosciugare le casse dei committenti, gli artisti dovettero trasformarsi in veri e propri chimici, trovando soluzioni alternative e meno costose per imitare la lucentezza dell’oro.

Ecco i tre “trucchi” chimico-fisici più geniali utilizzati nelle botteghe:

  1. Argento e Zafferano: L’argento veniva macinato finemente e mescolato con un colorante giallo naturale, lo zafferano. Questa miscela permetteva di “scaldare” il tono freddo dell’argento, ingannando l’occhio con una sfumatura dorata.
  2. L’illusione del Bismuto: I pittori utilizzavano del bismuto metallico polverizzato. Riscaldandolo ad alta temperatura con un oggetto di agata arroventato, la reazione creava un effetto ottico straordinario, in grado di dare la perfetta impressione sia di argento che di oro brunito.
  3. Stagno e Mordenti ad Olio (Il trucco di Benozzo Gozzoli): Un’altra tecnica prevedeva l’applicazione di una base di stagno (economico e molto meno nobile ) su cui veniva poi applicato l’oro vero e proprio grazie a speciali “mordenti ad olio”.

Il genio di Benozzo Gozzoli

Quest’ultima tecnica non era solo un modo per risparmiare, ma una vera e propria scelta tecnologica. L’esempio più celebre è visibile nella magnifica Cappella dei Medici, affrescata da Benozzo Gozzoli.

Gozzoli scelse di applicare l’oro su base di stagno e mordenti ad olio perché questa combinazione garantiva un inalterabilità nel tempo che non si sarebbe mai potuta ottenere con una semplice pittura a imitazione dell’oro. La chimica dei materiali ha permesso a quei panneggi di arrivare fino a noi con la stessa, fiera lucentezza del passato.

Ancora una volta, dietro la magia della storia dell’arte, si nasconde la genialità della scienza dei materiali!

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