Benvenuti a un nuovo episodio de La chimica invisibile, la rubrica firmata Ghiaroni Group in cui esploriamo la scienza nascosta dietro le nostre abitudini. Ogni estate dobbiamo scegliere il filtro solare più adatto alla nostra pelle. Ma cosa significa realmente proteggerci?

Il nemico invisibile: le radiazioni UV

Il sole emette diverse radiazioni, ma quelle ultraviolette (UV) sono quelle con la lunghezza d’onda più corta del visibile e si dividono in tre categorie:

  • Radiazione UVC: non desta preoccupazione perché viene assorbita dallo strato di ozono e non raggiunge la superficie terrestre.
  • Radiazione UVB: pari al 5% delle radiazioni UV che arrivano sulla Terra, sono responsabili dell’abbronzatura ma anche di bruciature e dell’aumento del rischio di sviluppare il melanoma.
  • Radiazione UVA: rappresentano il 95% delle radiazioni e hanno un’azione molto penetrante, raggiungendo il tessuto connettivo. Sono responsabili dell’invecchiamento della pelle, della formazione di rughe, di dermatiti e aumentano il rischio di cancro alla pelle.

Come funzionano i filtri solari?

I filtri solari sono molecole che assorbono e scompongono le radiazioni, trattenendone l’energia per poi rilasciarla sotto forma di calore. Sebbene le prime protezioni contro i raggi UVB siano state commercializzate già nel 1928, oggi i filtri sono una combinazione complessa di sostanze inorganiche e organiche:

  • Sostanze Inorganiche: principalmente biossido di titanio e ossido di zinco. Servono da barriera fisica e riflettente, ma assorbono e disperdono anche la luce UV in modo innocuo. Riflettendo anche la luce visibile, sono i responsabili del tipico “effetto bianco” sulla pelle.
  • Sostanze Organiche: i legami chimici di queste molecole assorbono i fotoni di luce UV, dissipandoli come calore. Poiché l’assorbimento dipende dalla struttura della sostanza, si utilizza una miscela per garantire copertura contro tutte le lunghezze d’onda UVA e UVB.

Le tre molecole organiche più comuni e l’impatto ambientale

Le sostanze organiche più frequentemente impiegate sollevano importanti sfide formulative e ambientali:

  • Benzofenone: viene assorbito dalla pelle in modo innocuo, ma è un ingrediente discusso poiché, sul lungo periodo, sembra possa modificare l’equilibrio ormonale. Inoltre, ha un’azione sbiancante sui coralli.
  • Octocrilene: è una molecola ipo-allergenica, spesso associata alle vitamine A, E e C per evitare l’aumento di radicali liberi. Purtroppo, ha effetti di sbiancamento e mortali per la barriera corallina.
  • Octinoxato: responsabile principalmente di filtrare i raggi UVB, è sicuro per l’uomo ma risulta dannoso per i pesci.

I numeri sulle confezioni: sfatiamo un falso mito

Perché dobbiamo riapplicare spesso la crema? Innanzitutto, non tutte le sostanze organiche presenti sono fotostabili, cioè alcune tendono a decomporsi lentamente se esposte alla luce. Inoltre, pur recando spesso la dicitura “resistente all’acqua”, i filtri vengono gradualmente lavati via dai bagni in mare o in piscina e dal sudore.

Il dato fondamentale scritto sulle confezioni è l’SPF (Sun Protection Factor). Attenzione, però: i numeri non indicano i minuti di esposizione sicura! Credere che una protezione 50 garantisca 50 minuti di sole e una 30 duri mezz’ora è un falso mito. In realtà, l’SPF non è un moltiplicatore di tempo, ma della dose di radiazione solare necessaria per causare un eritema rispetto alla pelle non protetta.

Poiché l’intensità del sole non è costante (le radiazioni a mezzogiorno sono molto più forti che alle 9 del mattino), non si può tradurre la protezione in un timer preciso. La regola d’oro, dettata dalle linee guida dermatologiche internazionali, è un’altra: qualsiasi crema solare, indipendentemente dal suo SPF, va riapplicata rigorosamente ogni 2 ore, o immediatamente dopo aver sudato, fatto il bagno o essersi asciugati con il telo.

Ovviamente, la scelta dell’SPF dipende dal proprio fototipo: più la pelle è chiara e delicata (come quella dei bambini), più il fattore di protezione (lo “scudo” contro la dose di radiazioni) deve essere alto fin dalla primissima applicazione.

La scienza della stabilità: come Ghiaroni Group supporta i formulatori 

La ricerca e lo sviluppo di queste complesse formulazioni, così come la loro stabilità, richiedono analisi di laboratorio rigorosissime: un settore in cui il Gruppo Ghiaroni opera ogni giorno, fornendo tecnologie avanzate per garantire che i prodotti immessi sul mercato siano sempre sicuri ed efficaci!

Contattaci per saperne di più.

CONTATTACI

Altri articoli

Privacy Preference Center